Sono d'accordo sul segnale che è stato dato.
Sono d'accordo con la squalifica del campo inflitta alla Juventus.
Però, diciamo la verità. In Italia ci sono una manciata di tifoserie violente e dichiaratamente razziste, associate a movimenti politici di estrema destra e che, tra le tante cose, impediscono alla propria società l'acquisto di giocatori di colore (o che comunque sollevano problemi ogni qualvolta si presenti tale evenienza).
Che la squalifica del campo per i cori razziali di domenica sia stata inflitta per la prima volta alla Juventus stona un po' rispetto alla portata del provvedimento.
Certo, Juventus-Inter fa più notizia di una qualsiasi altra partita.
Giusto il provvedimento, che forse sarebbe stato più logico prendere prima, soprattutto nei confronti di quelle società le cui tifoserie sono notoriamente xenofobe.
Altra cosa: i giocatori della Juve in campo non hanno dato segnali di insofferenza nei confronti dei propri tifosi. Peccato, sarebbe stata una buona occasione per stigmatizzare certi comportamenti vergognosi e per far capire alla propria tifoseria che il tipo di supporto che si richiede è quello in favore dei propri beniamini, e non contro l'avversario di turno.
Tuttavia, nel dopo partita, le prese di posizione contro i cori a sfondo razziale ci sono stati. Buffon è stato uno di quelli che si è pronunciato in tal senso. In pochi l'hanno fatto notare.
Piuttosto, nelle varie interviste a caldo, non mi è sembrato ci sia stata una gara tra i giornalisti a sollevare la questione . Le solite domande sull'andamento del match, sul risultato, sulle intemperanze di Balotelli. La solita istigazione dell'allenatore Nero Azzurro con l'intento di strappargli le consuete battute ad effetto. Che non sono mancate.
Facile il giorno dopo condannare la Juventus F.C., avendo avuto la comodità di pensare e buttare giù un editoriale punitivo. Ma da parte di più di un giornalista, nel dopo partita, è mancato quello che illustri editorialisti hanno imputato ai giocatori della Juve, che di mestiere evidentemente fanno altro.
Massimo Moratti: se fosse stato a Torino avrebbe ordinato alla squadra di uscire dal campo. Bene, visto che siamo nel 2009 e che i cellulari esistono da vent'anni, poteva farlo per telefono.
E visto che in televisione probabilmente abbiamo visto la stessa partita, così come i cori li ho sentiti io, non ci venga a raccontare che lui sul momento non se n'è accorto.
Grazie.